La Francia è il paese europeo che più di ogni altro sembra sempre sull’orlo di qualcosa — di una rivoluzione, di un crollo, di una svolta storica — senza mai del tutto precipitarvi. Nel 2026, la Quinta Repubblica attraversa uno dei momenti più incerti della sua storia recente: il settennato di Emmanuel Macron volge alla fine, l’economia cresceva meno dell’atteso, le tensioni sociali che avevano prodotto i Gilet Jaunes e le proteste contro la riforma delle pensioni non si sono dissolte, e la destra di Marine Le Pen attende le presidenziali del 2027 come l’appuntamento della vita. Come sta davvero la Francia? Questa analisi prova a rispondere senza pregiudizi.
Il tramonto del macronismo
Emmanuel Macron ha dominato la scena politica francese per un decennio. Eletto nel 2017 come il salvatore del liberalismo europeo contro il populismo, rieletto nel 2022 contro Marine Le Pen, ha attraversato una presidenza tormentata: le proteste dei Gilet Jaunes, il Covid, la guerra in Ucraina, la riforma delle pensioni che ha fatto scendere milioni di persone in piazza nel 2023.
Nel 2026, Macron è a fine mandato e non può ricandidarsi (la Costituzione francese limita a due mandati consecutivi). Il campo centrista che aveva costruito — La République En Marche, poi Renaissance — deve ora fare i conti con la necessità di trovare un successore in grado di reggere la sfida delle presidenziali 2027.
L’eredità di Macron è ambivalente: ha modernizzato alcune strutture economiche (riforma del lavoro, semplificazione fiscale), ha tenuto la Francia al centro del gioco europeo (la leadership franco-tedesca sull’Ucraina), ma non ha risolto la frattura profonda tra la Francia metropolitana e quella periferica, tra il ceto istruito delle metropoli e le classi popolari che si sentono abbandonate.
L’economia francese nel 2026: crescita frenata
La Francia è la seconda economia dell’Eurozona ma nel 2026 mostra segnali di rallentamento preoccupanti. Il PIL cresce allo 0,8-1,1% — meno della media europea e significativamente meno della Spagna (+2,3%) e del Portogallo. Le ragioni sono multiple:
Il debito pubblico ha superato il 112% del PIL nel 2025 — un livello che preoccupa i mercati finanziari e la Commissione Europea, che ha aperto una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo. La Francia spende più in welfare e servizi pubblici di qualsiasi altro grande paese europeo, ma fatica a finanziarlo con una crescita economica sufficiente.
L’industria automobilistica è in difficoltà: Renault e Stellantis (con sede legale in Francia/Olanda) stanno attraversando la transizione all’elettrico con costi enormi, mentre i marchi cinesi erodono le quote di mercato in Europa. Airbus (con centri di produzione in Francia) rimane un campione industriale globale, ma non è sufficiente a sostenere da solo l’occupazione manifatturiera.
Il mercato del lavoro: la disoccupazione francese si attesta intorno al 7,2% — superiore alla media UE ma in calo rispetto ai picchi storici. La difficoltà principale è la “dualità” del mercato: chi ha un CDI (Contratto a Tempo Indeterminato) gode di protezioni molto forti; chi è fuori dal CDI — giovani, immigrati, lavoratori precari — fatica enormemente a entrarci.
Le tensioni sociali che non si placano
La Francia è un paese che protesta più facilmente di qualsiasi altro in Europa, e questa capacità di mobilitazione sociale è sia un punto di forza democratico che una fonte di instabilità politica.
Le manifestazioni contro la riforma delle pensioni del 2023 (che ha alzato l’età di pensionamento da 62 a 64 anni) hanno lasciato ferite profonde nel rapporto tra governo e sindacati. Nel 2026, la CGT (il principale sindacato di sinistra) mantiene una posizione combattiva su qualsiasi proposta di riforma.
Le periferie rimangono una questione aperta. Gli scontri dell’estate 2023 — seguiti alla morte di un giovane per mano della polizia — hanno riproposto con violenza il tema dell’integrazione fallita, della segregazione urbana e del rapporto tra polizia e comunità delle banlieue. Le politiche di sicurezza si sono inaspriteperiod, ma le cause strutturali — disoccupazione giovanile altissima nelle periferie, segregazione scolastica, discriminazione — non sono cambiate.
Il panorama politico in vista del 2027
Le presidenziali del 2027 sono già l’orizzonte che polarizza tutta la politica francese.
Rassemblement National di Marine Le Pen è il partito con i sondaggi più alti e cresce costantemente da vent’anni. Il partito ha ammorbidito alcune posizioni (non più anti-euro, meno esplicitamente anti-NATO) per rendersi più “presentabile” al secondo turno presidenziale. La domanda è se riuscirà a superare il “fronte repubblicano” — la coalizione trasversale che al secondo turno vota il meno peggio per fermare l’estrema destra.
La sinistra è frammentata: La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (radicale, a tratti problematico su alcuni temi) e il Partito Socialista (in cerca di un’identità dopo l’era Hollande) faticano a trovare un candidato unitario capace di arrivare al secondo turno.
Il centro di Macron dovrà trovare un candidato credibile — il nome di Bruno Le Maire (economista ex ministro) circola, ma la sua identificazione con le politiche macroniste è un handicap con gli elettori delusi.
FAQ — Francia 2026
- Le Pen può vincere le presidenziali 2027? È lo scenario che i sondaggi rendono più probabile rispetto a qualsiasi elezione precedente. Il Rassemblement National è il partito con i consensi più alti in Francia nel 2026. Se al secondo turno si trova contro un candidato debole del centro o della sinistra, il “fronte repubblicano” potrebbe non tenere.
- La Francia sta diventando più di destra? I sondaggi mostrano uno spostamento verso destra che riguarda tutta Europa, ma in Francia è particolarmente accentuato. Le preoccupazioni su sicurezza, immigrazione e identità nazionale sono diventate temi dominanti anche tra elettori che si definivano di centro o centrosinistra.
- Come sta la relazione franco-tedesca nel 2026? È in un momento di tensione dopo anni di partnership solida. La Germania di Merz ha posizioni più rigide sulla disciplina di bilancio, in contrasto con l’approccio francese più favorevole alla spesa pubblica comune europea. La cooperazione sulla difesa e sull’Ucraina rimane solida.
- Cosa pensa la Francia della costruzione europea nel 2026? La Francia è un paese fondatore dell’UE e il macronismo è stato profondamente europeista. Ma c’è un’ampia corrente euroscettica — non solo al RN, ma anche nella sinistra radicale — che vede l’UE come un progetto neoliberale che limita la sovranità nazionale.
- Perché la Francia riformare le pensioni è così difficile politicamente? Il sistema pensionistico francese è storicamente molto generoso rispetto agli altri paesi europei. Abbassare l’età pensionistica è stato uno dei grandi conquiste del movimento operaio del Novecento — ogni tentativo di ridimensionarla è vissuto come un attacco ai diritti acquisiti. Il confronto con l’Italia o la Germania, dove si va in pensione più tardi, non convince i francesi abituati a standard diversi.
Conclusione
La Francia del 2026 è un paese ricco di contraddizioni irrisolte: economicamente avanzata ma con un debito difficile da sostenere, socialmente moderna ma con periferie abbandonate, europei convinti ma con un sistema politico che produce le Pen e i Mélenchon.
È il paese che ha inventato i diritti dell’uomo e che ogni generazione reiventa in modo diverso — spesso doloroso, mai noioso. Il 2027 sarà l’anno della verità: se il “fronte repubblicano” tiene ancora, o se la Quinta Repubblica si avvierà verso un cambio di paradigma storico. Guardare la Francia, per chi vuole capire l’Europa, non è mai stato così importante.
