Yoga in gravidanza: quali sono le posizioni migliori?

Lo yoga prenatale apporta sicuramente dei benefici sia alla madre che al feto, durante la gravidanza, e permette alle neo-mamme di rimanere in forma ed affrontare il parto imminente con più serenità. Ma quali sono le posizioni migliori?

I benefici dello yoga prenatale

Uno dei benefici che si possono includere nella pratica dello yoga prenatale, è sicuramente il miglioramento dell’equilibrio fisico e mentale. Oltre a questo, esso può:

  • aumentare la flessibilità e la resistenza dei muscoli, che si dimostra utile durante il travaglio e negli ultimi mesi gravidanza;
  • attivare la circolazione linfatica e sanguigna, capaci di ridurre i gonfiori alle gambe;
  • ridurre la stanchezza, ed altri sintomi che si presentano durante il periodo di gestazione, come la nausea o i dolori lombari;
  • allentare lo stress e l’ansia, per quanto riguarda i dolori del parto, ed aiuta ad affrontare in modo più sereno il travaglio, soprattutto se è la prima gravidanza.

Come praticare lo yoga in sicurezza?

Ci sono diversi centri di yoga, che insegnano tecniche di rilassamento e respirazione per il periodo della gravidanza ma, prima di optare per questa pratica, è sempre meglio consultare il ginecologo, soprattutto se si soffre di mal di schiena o si è affetti da qualche cardiopatia.

Una donna in stato di gravidanza dovrebbe, inoltre, praticare lo yoga in una stanza ben ventilata, e portarsi a lezione acqua o altri liquidi, come un tè deteinato o dei centrifugati, per mantenere un buon livello d’idratazione.

Come per qualsiasi altra attività fisica in gravidanza, è bene non esagerare. La lezione di yoga prenatale, non dovrebbe durare più di mezz’ora, e bisogna fare attenzione al proprio corpo, cercando di non affaticarsi.

Le pratiche yoga

Prima di iniziare con delle pratiche yoga per il periodo prenatale, iniziando con esercizi di riscaldamento, per poi passare alla sessione vera e propria.

Tra gli asana che possono far bene alla madre ed al bambino, si possono includere la posizione a farfalla, quella seduta ad angolo, quella del gatto, della ghirlanda, del cavaliere, della giumenta, del mezzo ponte, del discepolo, dell’energia solare e quella parziale dei venti.

Quale sia la posizione, dovrà essere scelta dal proprio istruttore, che terrà conto del trimestre di gravidanza e delle condizione della donna. E’ sconsigliato fare dello yoga in gravidanza da sole, a meno che non lo si pratica da molto tempo.

Importante è anche la tecnica di respirazione adottata, durante la quale verrà spiegato alla futura mamma come respirare lentamente ed in maniera profonda. Si terminerà la sessione con una tecnica di rilassamento finale.

E’ bene evitare degli stili di yoga complessi, che vanno eseguiti in maniera vigorosa, in stanze calde e che possono indurre alla sudorazione e alla disidratazione, che sicuramente non farà bene al bambino.

La fase post-parto

Lo yoga si dimostra utile anche nel periodo che segue il parto. Nel primo e/o secondo mese post-parto, il fisico subisce dei vari cambiamenti, così come la vita dei neo-genitori, che devono cercare di trovare un nuovo equilibrio, e una pratica come lo yoga si rivela utile sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Per quanto riguarda il livello fisico, lo yoga può aiutare l’addome e la zona pelvica a riprendersi dal parto, ed uno studio del 2014, da parte dell’Università del Colorado, ha dimostrato che le tecniche di respirazione e di meditazione di questa pratica, aiutano ad allentare lo stress ed evitare la depressione post partum.

Si può iniziare a praticare di nuovo lo yoga dopo sei, sette o otto settimane dopo il parto, ripartendo dalle posizioni di base e la sessione deve sempre durare sui trenta minuti, seguendo sempre la sequenza di mosse date dall’insegnante.